01/03/2015

La dipendenza affettiva: quando l’amore “stringe”

La dipendenza affettiva: quando l’amore “stringe”

 

                                            "Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo."

                                                                                 Robin Norwood, Donne che amano troppo

 

Il mio lavoro di psicologa mi porta ad incontrare persone che, ad un certo punto della loro vita, vogliono trovare nuovi modi per rileggere la propria storia, il proprio presente e capire che cosa non và e quale potrebbe essere la direzione giusta per loro.

Spesso le persone che si rivolgono a me sono donne, donne che raccontano le loro storie di sofferenza, di scelte vissute come sbagliate, di incapacità a prendere decisioni che, ad un improvvisato occhio esterno, potrebbero probabilmente portare ad una maggiore serenità.

Sono donne che dimostrano una forza eccezionale, donne che, quasi senza rendersene conto, sopportano situazioni non facili, che rinunciano ad una propria realizzazione e ad avere spazi propri, fino ad arrivare anche al punto di accettare come normali le umiliazioni da parte del loro partner.

Sono donne che mettono tutta la loro energia nel cercare di stare in una relazione che “sta un po’ stretta”, che sacrifica la loro parte vitale e che le porta nel tempo alla rinuncia di parti importanti di sé, a spegnersi, alla rassegnazione.

Il motivo che spesso porta queste donne a chiedere un aiuto psicologico può essere la manifestazione di una situazione d’ansia, oppure una situazione depressiva, la manifestazione di disturbi fisici che esprimono un malessere psicologico.

Non sempre vi è fin dall’inizio la consapevolezza di quanto la situazione affettiva che stanno vivendo possa concorrere al loro malessere. Spesso infatti queste situazioni si creano e consolidano nel tempo ed in qualche modo subentra una specie di assuefazione. Con il passare del tempo gli spazi di azione si riducono, le rinunce aumentano e progressivamente queste persone si trovano a dipendere sempre di più da quella figura maschile che gradualmente prende il controllo completo della vita.

 

La storia di Chiara

Mi ricordo Chiara, una donna di 39 anni. Si era presentata al nostro primo incontro come se stesse andando ad un colloquio di lavoro, elegante, professionale. Quello che contrastava con questa immagine era però il pallore del viso, lo sguardo spento, i gesti rallentati, incerti. Da qualche mese si sentiva depressa “senza averne motivo”; racconterà poi che gli eleganti tailleur che indossava nei primi incontri con me li aveva ripescati dall’armadio ed erano quelli che indossava quando lavorava come dirigente in un’azienda. Il marito poco dopo il matrimonio “le aveva suggerito” di lasciare il lavoro, del resto poteva pensare lui a mantenere la famiglia. Nel frattempo figli non erano arrivati, il marito era molto impegnato con il lavoro e lei si era assunta il compito di fargli trovare una casa accogliente quando ritornava dai lunghi viaggi. Era infatti lei che, su proposta del marito, curava e gestiva l’elegante casa in cui vivevano in quanto non era il caso, le ripeteva il marito, di avere gente estranea per la casa. Era con lo stipendio del marito che veniva gestito il tutto ed ovviamente tutto doveva passare al suo vaglio, i soldi per la spesa, per la palestra della moglie o per le spese per l’idraulico.

Per Chiara questo era tutto normale, come era stato normale rinunciare ad un’esperienza di volontariato che l’aveva coinvolta in quanto il marito, ogni volta che lei andava, le faceva notare che aveva trascurato la casa, che comunque aveva un’aria più stanca ed a lui piaceva vederla serena e non appesantita dai problemi degli altri. Anche le amicizie di Chiara non andavano mai bene, per ciascuna di loro il marito trovava sempre qualche cosa che non andava … poche parole, solo qualche appunto e Chiara, seppur a malincuore, iniziò a chiudere anche con loro.

Dopo anni di questa vita Chiara cominciò a non sentirsi bene, a non riuscire a dormire, a perdere l’appetito, a sentirsi stanca, a non avere più voglia di vivere. Fu il suo medico che, riuscendo a cogliere alcuni aspetti problematici nella sua storia, le consigliò di rivolgersi ad uno psicologo e lei accettò.

Quella di Chiara è una storia come quella di tante altre donne. A differenza di altre situazioni quella di Chiara è una storia durata “solo” qualche anno e comunque a lieto fine.

Ma sono tante le donne che rimangono incastrate in situazioni simili o più gravi di quella appena descritta e questo per molto più tempo, con grande sofferenza.

Quello che accomuna queste storie è l’erronea convinzione di trovare nell’altro la guarigione alle proprie ferite individuali.

 

Origini e caratteristiche della dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva ha che fare con il valore che la donna attribuisce a se stessa. Una donna che accetta di rinunciare a se stessa per mettersi completamente a disposizione del compagno ed i suoi desideri è una donna che cerca di colmare attraverso la relazione affettiva dei vuoti affettivi che risalgono al suo passato.

Se si va ad indagare storia di queste donne ci si accorge che si tratta di persone che portano in sé delle ferite non ancora guarite che risalgono all’infanzia. Spesso i loro bisogni emotivi nell’età evolutiva sono stati trascurati e spesso per loro non c’è stata la possibilità di sperimentare nell’infanzia una sensazione di sicurezza e sostegno da parte delle figure genitoriali.

La persona dipendente arriva ad amare il proprio partner idealizzandolo, provando lo stesso amore che ha provato nei confronti di un genitore affettivamente non disponibile. Per questo la dipendenza si alimenta del rifiuto, della svalutazione, dell’umiliazione e del dolore. Quello che spinge una persona dipendente a rimanere nella relazione è il desiderio di essere in grado di cambiare l’altro, di convincerlo del proprio valore, di salvarlo, riuscendo a farsi amare da chi ama solo se stesso.

Esempio di dipendenza affettiva sono donne innamorate di un uomo sposato e che si accontentano del poco tempo che viene concesso loro nell’eterna speranza che lui lasci la moglie per loro, sono le compagne di alcolisti o tossicodipendenti, le mogli vittime di violenze fisiche e psicologiche, donne che inseguono amori impossibili. E così compagno di una donna con un problema di dipendenza affettiva sarà un partner che a sua volta ha bisogno di sottomettere qualcuno per sperimentare la propria superiorità.

Nelle storie caratterizzate da dipendenza affettiva si possono individuare alcuni aspetti comuni, tra i quali

- una tendenza da parte della donna a sottovalutare la fatica nell’aiutare la persona amata al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico;

- il terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione;

- la tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia;

- un’autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità;

- la tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale;

- la tendenza a provare attrazione verso persone con problemi ed invece disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che invece suscitano noia.

 

Il fatto che io mi riferisca alle donne, non significa che non esistano uomini che soffrono di dipendenza affettiva, però quello che più spesso accade è che gli uomini che hanno subito traumi infantili tendono a loro volta ad infliggere all’altro quello che a loro volta hanno subito.

 

Amare se stesse per poi amare l’altro

Il primo passo per potere uscire da una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva è innanzitutto quello di cominciare a riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto.

Sarà necessario un lavoro su di sé, sul riconoscimento dei propri bisogni affettivi, sulla propria autostima per far sì che la persona che soffre di dipendenza affettiva arrivi a creare un legame interiore con sé stessa. Queste sono le premesse perché ci sia la possibilità di vivere una relazione d’amore caratterizzata dal prendersi cura di se e dell’altro, nel rispetto dei propri tempi e spazi.

 

 

 

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